Gli affetti. Dare senso ai legami familiari e sociali

(di Giancarlo Polenghi)

Il libro di Raffaella Iafrate e di Anna Bertoni è una piccola perla nel panorama delle pubblicazioni a sostegno della famiglia e della sua riflessività di fronte alle sfide odierne. Il saggio nasce da un’attività di ricerca e di docenza più che decennale all’interno dell’Università Cattolica di Milano. Le cattedre di psicologia e di sociologia, facendo proprio un approccio teorico originale e fecondo che ha origine nel pensiero del sociologo Pierpaolo Donati, hanno sviluppato corsi di enrichment familiari, ossia di promozione e potenziamento delle famiglie in chiave sia di prevenzione che di sviluppo e il volume nasce proprio da questi corsi.

L’idea di base è che la famiglia, seppure oggi in particolare difficoltà, come ben sappiamo sia dagli studi che dalle esperienze personali, abbia in realtà al proprio interno le risorse per rinnovarsi e per uscire rafforzata dalle prove che deve affrontare. Ciò che serve principalmente è una riflessività di coppia e di famiglia che può essere stimolata nel dialogo con altre famiglie, una riflessività che tematizzi sia le nuove condizioni nelle quali si vive, sia il percorso di vita tipico di una famiglia, con le sfide specifiche di ciascuna fase.

Il volume si articola in tre capitoli. Nel primo si prendono in esame le parole chiave dell’educazione degli affetti (emozione e affetto, norma e responsabilità, fiducia e speranza, gli spazi e i tempi, le relazioni generative e quelle degenerative), nel secondo le parole chiave in azione nelle relazioni (quelle della coppia e quelle dell’educazione, sia a livello generatoriale che fraterno), per concludere, nel terzo capitolo, si presentano le medotologie per educare all’affettività. Un libro sugli affetti familiari potrebbe sembrare marginale rispetto alle sfide odierne, ma in realtà dietro la parola affetti si coglie il nocciolo delle relazioni famigliari con tutta la loro potenza generativa ma anche potenzialmente distruttiva. Gli affetti familiari sono la base dell’identità personale, la forza e la debolezza insieme dei singoli e dei gruppi come tali. Una maggiore competenza sulle relazioni permette di individuare strategie che promuovano la creazioni di beni relazionali e minimizzino quella dei mali relazionali.

La lettura è utile sia per coloro che hanno già partecipato ai corsi di enrichment familiare promossi dall’Università Cattolica del Sacro Cuore, che per coloro che vogliano saperne di più in vista di una eventuale partecipazione o anche per meglio conoscere l’approccio originale messo a punto da questa scuola di pensiero (Pierpaolo Donati, Giovanna Rossi, Eugenia Scabini, Raffaella Iafrate).

Raffaella Iafrate, Anna Bertoni.

Gli affetti. Dare senso ai legami familiari e sociali

Editrice La Scuola, 2010. 160 pag.  9 Euro.

Risurrezione. Istruzioni per l’uso.

Fabrice Hadjadj ha il dono di saper scrivere con arguzia e profondità. La sua prosa è capace di far ridere o almeno sorridere, anche mentre tocca argomenti legati all’essenza stessa del cristianesimo. Nel volume “Risurrezione, istruzioni per l’uso” ciascuno dei dodici capitoli (più un’introduzione e un epilogo), sono introdotti da un brano evangelico sempre relativo alla risurrezione a cui segue un commento che mette in luce il miracolo che “non sospendendo il corso ordinario delle cose, lo fa per riaprire i nostri occhi chiusi dalla routine e svelare il dono nascosto dietro il tran tran abituale.”

L’autore dopo aver sperimentato in prima persona che cosa significa guardare e ascoltare la vita come manifestazione della presenza del Padre – e del Risorto –, si diverte a stimolare il lettore a fare altrettanto. Mentre oggi leggevo il suo libro, in una sala di aspetto di un ospedale, avevo un perenne sorriso stampato in volto. Il suo argomentare, le sue osservazioni, ricche di paradossi, e di battute, sono intuizioni che gettano una luce nuova e antica sulle pagine finali dei quattro vangeli. Il commento è molto libero e aperto e rimbalza dal testo scritturistico alla banalità del quotidiano, dai problemi del nostro vivere postmoderno, transumano e iper-tecnologico, alle questioni più delicate ed eterne.

Quest’estate, ho passato un paio di giorni con Fabrice e Siffreine, e i loro 8 figli, e stare con loro per una breve vacanza è stato interessante, perché ho potuto costatare come nel ritmo famigliare – alquanto complicato, non c’è che dire – nascono i libri di spiritualità di questo originale autore. Moises, l’ultimo nato degli Hadjadj poco prima di Pasqua, è oggetto delle premure del padre, del seno e delle cure della madre, e dell’attenzione di tutti i fratellini. Il più piccolo è al centro, e sembra che tutta la famiglia sappia vedere nel neonato qualcosa di più di un semplice neonato. L’allegra baraonda di una famiglia decisamente speciale, un po’ come quella dei “pazzerelli di Dio”, ha una forza magnetica, la stessa che si ritrova nelle pagine del libro. Il tutto potrebbe riassumersi nella bellezza e durezza del reale. C’è da farsi del male, ma si vive davvero e non ci si può mai annoiare.

Il suo intento nel libro è di mostrare “la gloria che sposa il quotidiano” e in questo senso si può dire che la sua è una spiritualità materializzata, che cerca Dio tra le pentole, come faceva santa Teresa d’Avila o san Josemaria Escrivà. In questo senso Fabrice scrive di fede e di risurrezione perché è ciò che cerca e vive (o almeno si sforza di vivere) in una quotidiana battaglia di sopravvivenza.

La sua riflessione è molto umana e coglie per questo il divino dell’umano. La prossimità e il riconoscere Dio nell’altro, senza dimenticare la digestione, l’ordine della casa, il denaro come eterna tentazione di virtualità – opposta alla realtà -, solo per elencare alcuni dei temi. Un libro che si legge di fiato. Denso, stimolante, profondo e leggero. Molto francese, e molto coerente. Come l’autore, o meglio gli autori.

Fabrice Hadjadj.

Risurrezione. Istruzioni per l’uso.

Edizioni Ares 2017, 176 pagine, 15 euro

Dentro e oltre Ljuba

Paola Bonazzi. La valigia. Dentro e oltre il giardino dei ciliegi

Firenze Leonardo edizioni, 2017. 15 euro

La struttura del romanzo è semplice e sorprendente. È un racconto nel tempo senza tempo –quello del teatro -,  con i diari di due donne al presente (imperfetto), nel passato (piuccheperfetto) e nel futuro (quasiperfetto).

Anche lo spazio è fondamentale: andare dentro per muoversi oltre. Un’attrice di oggi “entra” nel personaggio di Ljuba, la protagonista de Il Giardino dei Ciliegi, di Chekhov, e da lì compie un viaggio che la conduce a trasformarsi, leggendo sé stessa attraverso il sentire del suo personaggio. In un’atmosfera da fine di un’epoca (così simile ai nostri giorni), tutto diventa occasione per soffermarsi sui temi più profondi della vita: l’amore, il rapporto con il padre, e con gli altri uomini della sua vita, la figlia, la casa, la morte, le persone care, ciò che si è irrimediabilmente perso, e le piccole gioie di una mesta e triste quotidianità.

Questo “ragionare tra sé” più che un’analisi introspettiva è un prender nota del vissuto quotidiano, con immediatezza e rapidità come se si disegnasse uno schizzo o dipingesse un acquarello. Questa è forse la caratteristica più distintiva del libro, avere un tono che non si dà importanza, registrare la vita e i pensieri con leggerezza, in un attimo, eppure con pazienza e amore.

Il diario dell’attrice, scritto in prima persona, riporta il suo lavoro, personalissimo, di diventare un’altra, fino a che la mutazione, di fronte ad un paesaggio che fa da transfer, è compiuta. A questo punto comincia un altro diario, quello di Ljuba, che dopo i fatti raccontati da Chekhov nella sua commedia, si trova a Parigi a fine ottocento, come in esilio, a fare i conti con sé stessa. Le due donne, l’attrice e il personaggio, vivono una sorta di simbiosi, una ha dato vita all’altra, ma anche viceversa, nel senso che se l’attrice permette a Ljuba di parlare, quest’ultima spinge la prima a riflettere e a guardarsi allo specchio.

Il romanzo breve di Paola Bonazzi si legge volentieri e aiuta a pensare con leggerezza, perché mette in luce ciò che si può fare con un classico della letteratura: trarne infiniti spunti, interrogarlo e metterlo a confronto con l’oggi. Un piccolo romanzo, che si legge in poche ore, ma che con forza trasporta il lettore in mondi lontani e vicini insieme. Un libro semplice, che molto regala.

L’urgenza della teologia del corpo

Yves Semen. La sessualità secondo Giovanni Paolo II.

Edizioni San Paolo 2005, 202 pagine, 12 euro

(di Giancarlo Polenghi)

Papa Francesco ha da poco (il 20 agosto 2018) inviato una lettera al Popolo di Dio chiedendo perdono per i peccati propri e altrui all’indomani della pubblicazione del rapporto su casi di pedofilia nelle diocesi della Pannsylvania (Stati Uniti). In questa lettera si raccomanda la preghiera e il digiuno come forme per impegnarsi in un cammino di rinnovata conversione.

Di fronte allo scandalo e alle fragilità di tanti, sia nella Chiesa sia al di fuori di essa, pare opportuno richiamare l’attenzione su un testo del 2005 di Yves Semen (La sessualità secondo Giovanni Paolo II, Edizioni San Paolo 2005) che aiuta a riflettere in profondità sulla cosiddetta “Teologia del Corpo” di san Giovanni Paolo II.

Il testo è una breve e attenta introduzione alle catechesi sull’amore che il pontefice realizzò nei suoi primi 4 anni di pontificato (dal 1978 al 1983) pubblicata poi integralmente nel 2001 in un volume dal titolo “Uomo e donna lo creò” dalla casa editrice Città Nuova.

La teologia del corpo, che è stata definita una “bomba teologica a orologeria”, ha un’enorme importanza per saper cogliere l’essenza del cristianesimo a partire dalla corporeità e dalla sessualità. Il pensiero di Karol Wojtyla è illustrato in 5 capitoli che mettono in luce rispettivamente, (1) il suo approccio inedito alla sessualità, (2) il piano di Dio su di essa, (3) il peccato, il desiderio e la concupiscenza, (4) il matrimonio, la redenzione e la resurrezione, e (5) la sessualità e la santità. A mio avviso un rischio che si è corso, e che si corre tutt’ora, è di relegare la teologia del corpo alla sola pastorale famigliare, dimenticando che essa va ben al là di questo pur importantissimo tema. L’urgenza di una comprensione più profonda del corpo e della sessualità è oggi primaria anche di fronte alle sfide che la nostra società sempre più liquida e individualizzata pone. All’origine della teologia del corpo c’è la stessa Trinità e la sua natura di relazione pura. La sua parola chiave è donazione, che è l’esatto contrario di desiderio di possesso e di potere. E papa Francesco, nella lettera citata, fa riferimento alla necessità di “ vincere la bramosia di dominio e di possesso che tante volte diventa radice” dei mali del clericalismo e dell’abuso.

In una precedente recensione si segnalava un libro di Therese Hargot (Una gioventù sessualmente liberata – o quasi –) che, con un taglio completamente diverso, tocca pure questi temi. Della stessa autrice (con il vescovo ausiliare di Lione Emmanuel Gobilliard) è stato appena pubblicato “Aime, et ce que tu veux, fais-le!”  (ed. Albin Michel).

 

La forza del desiderio.

“La forza del desiderio” di Massimo Recalcati.

Edizioni Qiqajon, 2014 (57 pagine; 7 euro)

(di Giancarlo Polenghi)

Massimo Recalcati (classe 1959) è un noto psicoanalista italiano, autore di molti libri, spesso presente in televisione (si trovano video anche su YouTube) e curatore di rubriche su quotidiani nazionali. Lacaniano convinto, insegna psicopatologia del comportamento alimentare presso l’Università di Pavia e di Verona.

Il tema del desiderio gli è particolarmente caro e, nel caso del testo che segnaliamo, propone la trascrizione di una sua conferenza al monastero di Bose. Si tratta della prima di una serie che includeranno la figura della madre, quella del padre (e del figlio) e il tema del sacrificio.

Recalcati riflette sul desiderio, che presenta come una forza che ci abita e che ci orienta, qualcosa di molto personale e che ciò non di meno riceviamo. Una sorta di “vocazione” che cresce e si sviluppa in noi nella relazione con l’altro. È infatti il desiderio del desiderio dell’altro che ci umanizza e ci fa vivere. Il saggio contiene molti spunti importanti in chiave educativa sia per i genitori che per chiunque abbia una funzione di insegnamento.

Da un punto di vista laico e strettamente psicoanalitico l’approccio di Recalcati entra in consonanza con la visione cristiana, usando una freschezza e originalità che permettono di cogliere in profondità l’eco delle parole di Cristo sul Padre. Una lettura, come spesso nel caso di questo autore, mai banale e sempre stimolante per la riflessione personale.

Aelredo di Riveaulx. L’amicizia spirituale.

Aelredo di Riveaulx. L’amicizia spirituale.

Città Nuova 2015

(di Giancarlo Polenghi)

Che senso ha consigliare un libro sull’amicizia scritto quasi mille anni fa da un monaco relativamente sconosciuto? Per chiunque sappia quanto le relazioni interpersonali siano una parte principalissima della qualità della vita, il libro costituisce una lettura importante. Per chi poi, oltre ad apprezzare l’arte dell’amicizia, sia anche cristiano e voglia pertanto vivere questa dimensione relazionale alla luce dell’esempio di Gesù Cristo, il piccolo libro di Aelredo diventa un must. Il monaco, che ha un’ottima conoscenza del pensiero dei classici sull’argomento (certamente Cicerone, probabilmente in modo diretto o indiretto anche Aristotele), prima di entrare in convento ha passato molto tempo a corte, svolgendo incarichi importanti. Il testo che ha la struttura dei dialoghi tra un maestro (Aelredo) e un suo amico-studente, dimostra una grande conoscenza dell’animo umano e del dono prezioso dell’amicizia, la cui forma più alta è proprio l’amicizia spirituale, quella che è fondata su un comune sentire e in cui Dio stesso è parte della relazione. Per chi conoscesse il pensiero del sociologo Pierpaolo Donati, o dei teologi Pietro Coda e Giulio Maspero, troverebbe delle assonanze. Il piccolo e prezioso libro è un dono sia per l’analisi teorica del tema che per gli spunti pratici, che con equilibrio e saggezza, incoraggiano a saper coltivare l’amicizia come una medicina dell’anima. Oltre alle versioni stampate di Città Nuova e Paoline, per chi lo voglia, si trova on line una versione gratuita in pdf.

Una giornata di Susanna

Mauro Leonardi. Una giornata di Susanna

Cooper edizioni, 2018.

192 pagine

(di Giancarlo Polenghi)

Il nuovo romanzo di Mauro Leonardi si legge di fiato, con leggerezza, ma anche con infiniti spunti di riflessione sul nostro tempo postmoderno. È la storia di una giornata, delle 24 ore – dalle tre di notte alle successive -, di una donna romana con due figli, in crisi con il marito, che lavora part time, come segretaria di un giornalista.

Nell’arco di tempo in cui seguiamo Susanna, attraverso il flusso interiore dei suoi pensieri impariamo a conoscerla e scopriamo che cosa le sta a cuore, come affronta i suoi desideri e come combatte le sfide impreviste che chi le sta vicino pone. La figura della protagonista emerge nella sua soggettività, ma anche nelle relazioni che lei ha con un’amica buddista, con la sua famiglia e il suo datore di lavoro. Ciascuno si relaziona a lei a suo modo, e in questo relazionarsi costruisce la vita vera di Susanna che è fatta dalla sua interiorità non meno che da ciò che lei è per le persone care. In questa dinamica interiore del suo io che interagisce con gli altri, vediamo come Susanna cambia.

Il romanzo è un genere letterario che attraverso la narrazione permette di riflettere sulla vita e sui suoi problemi evitando le semplificazioni e gli schemi rigidi. Leonardi è un maestro nel cercare, attraverso la coerenza della voce dei protagonisti, il vissuto, con tutte le sfumature di grigio del reale. Non per questo manca una visione profondamente realista della vita, piena di speranza e di positività. La giornata di Susanna è, nella sua apparente ferialità, il tempo delle grandi sfide, in cui si gioca il destino futuro e in cui si verifica il senso di tutta una vita.

Quando si legge un romanzo si entra nella storia delle persone, ci si rispecchia in loro, e si impara molto. Si imparano a conoscere gli altri e se stessi, percependo la potenzialità di una vita che emerge dall’incontro tra “il destino” e le scelte libere e personali. Se in un saggio l’autore esprime direttamente le sue teorie e la sua visione della vita, in un romanzo ciò avviene in modo completamente diverso. Proprio perché la narrazione “imita” la vita, in essa il bene e il male si intrecciano in modo misterioso.   Flamery O’Connor affermava che lo scrittore cristiano ha un compito molto difficile, raccontare ciò che si vede e anche il mondo invisibile dello spirito, della grazia, che pure esiste. A me pare che Leonardi sappia fare questo con leggerezza e profondità perché la dimensione umana e quella soprannaturale, della grazia, nella giornata di Susanna ci sono e sono chiarissime, ma a percepirla sarà solo chi è aperto ad entrambe e le sa vedere.

Thérèse Hargot. Una gioventù sessualmente liberata (o quasi).

Thérèse Hargot. Una gioventù sessualmente liberata (o quasi).

Sonzogno, 2017.

(di Giancarlo Polenghi)

Thérèse Hargot è una giovane sessuologa belga (nata nel 1984), sposata con tre figli che vive a Parigi. Ha una laurea in filosofia e un master alla Sorbona in scienze sociali. Si occupa di educazione all’affettività e fa consulenza come sessuologa.

On line si trovano diversi video in cui è possibile sentirla parlare, piena di energia e di spirito positivo, della sessualità di oggi, spesso malata e distorta. Una giovane donna, disinvolta e tutt’altro che rigida affronta temi che sono tabù, come la pornografia, il sesso dei minori, l’omosessualità, la contraccezione e l’aborto. Il suo approccio è fattuale, ossia parte dai problemi che i giovani e gli adulti hanno con il sesso. Lei stessa spiega di essere nata e cresciuta quando la rivoluzione sessuale del 68 aveva già vinto tutte le sue battaglie e di aver pertanto vissuto in un clima di grande libertà sessuale, ma anche di grandi disagi e problemi, che attraverso il suo lavoro ha potuto conoscere e vedere da vicino.

Personalmente credo che prima di decidere di leggere il suo libro è utile vederla in video perché lo spirito pratico e la vitalità di Thérèse sono elementi importanti del suo messaggio. Un messaggio che esprime riflessività e coraggio, ma anche senso pratico e misura.

Sulla pornografia la sua opinione è diretta. Non si vuol affrontare il problema, afferma, perché, anche se è evidente il danno che provoca sui giovani, gli adulti sono i primi a farne uso e non vogliono rinunciarvi. Peraltro i danni sono presenti sui giovani come sui grandi, e ciò non ostante si mette la testa sotto la sabbia.

Il saggio di Thèrése è molto utile ed istruttivi per tutti, ma certamente è di grande aiuto per i genitori perché, con dovizia di dati, svela un mondo che seppur forse intuito, spesso non si conosce.

Anche il femminismo e la cosiddetta liberazione sessuale della donna viene presentato nelle sue diverse dimensioni, così come il fenomeno crescente dell’omosessualità tra i giovani.

Il libro si trova anche on line in formato ebook.

Jorge Mario Bergoglio. Una biografia intellettuale.

Massimo Borghesi, Jorge Mario Bergoglio. Una biografia intellettuale.

Jaca Book 2017

(di Giancarlo Polenghi)

Il libro di Massimo Borghesi è un grande aiuto per capire i tempi che stiamo vivendo e il modo in cui li affronta papa Francesco.

Non è un mistero che sia in ambito cattolico sia al di fuori della Chiesa ci sono persone che dissentono dall’attuale pontefice. Le critiche hanno gradi diversi di intensità: si va dal rubricarlo come papa argentino, ossia latino americano, lontano dalla comprensione dell’Europa (e della sua cultura) e del nord America (e dell’economia di mercato), ad una sorta di antipapa, un riformatore che sta annacquando il pensiero della chiesa introducendo una forma di relativismo morale.

Il lavoro di Borghesi non lascia spazio alle inutili polemiche e si concentra invece sul pensiero, sulla formazione intellettuale del papa. La ricerca tenta di ricostruire in sostanza le ragioni dei comportamenti, delle parole e degli scritti di papa Francesco, che ovviamente sono radicati prima di tutto nella sua lettura dei Vangeli, e nell’essenza del messaggio cristiano, ma che hanno anche un’origine di pensiero maturato attraverso la frequentazione di idee e di persone specifiche.

Il risultato dell’indagine è una mappatura di nomi e di approcci alla fede che Borghesi ha ricostruito e verificato con lo stesso papa Francesco, attraverso lunghe e mirate interviste. Per questo possiamo dire che il libro è di più di una ricostruzione di uno studioso.

Chi, e sono moltissimi, non fatica a vedere in papa Francesco un autentico e profondo pastore, inviato dalla Provvidenza, che guida la Chiesa con mano sicura in questo nostro mondo postmoderno, sempre più globalizzato e poco interessato al messaggio di salvezza di Cristo, potrebbe ritenere la lettura di questo volume una perdita di tempo. Ma se costoro volessero farsi carico delle incomprensioni, se desiderassero capirne più a fondo le ragioni, e soprattutto sapere come rispondere a esse, allora il volume è un eccellente strumento in grado di fare luce.

Un altro pregio del libro consiste nel mostrare la continuità tra l’attuale pontefice e i suoi predecessori. Certamente ci sono aspetti originali e nuovi nel suo operato, ma non percepire anche la sintonia con la tradizione sarebbe un’operazione scorretta. Il volume è organizzato in sette capitoli: il primo fornisce la mappa della sua formazione intellettuale giovanile, il secondo e il terzo sono dedicati alla polarità (Romano Guardini), il quarto al tema della modernità, il quinto allo strapotere dell’economia, il sesto alla vita come testimonianza e l’ultimo alla contemporaneità