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“Opzione Benedetto”, ricetta americana.

(di Giancarlo Polenghi)

Il fatto che di questo libro si sia molto parlato negli Stati Uniti è di per sé un primo motivo di interesse. Gli Stati Uniti, nel bene e nel male, sono un paese che con le sue scelte, i suoi comportamenti, hanno una certa influenza non solo nel mondo Occidentale, ma anche nel mondo tout-court. Il volume si presenta come una strategia per i cristiani tradizionalisti e conservatori di mantenere una qualche capacità di incidere nella società, o almeno di non scomparire, in un mondo che si allontana sempre più dai valori del cristianesimo. Evidentemente i cristiani conservatori (che per l’autore sono principalmente ritracciabili tra le comunità in cui egli stesso è transitato, ossia gli Evangelici, i Cattolici tradizionalisti e gli Ortodossi) sono una minoranza della popolazione, eppure il libro è stato per lungo tempo in vetta alle classifiche dei libri più venduti negli Stati Uniti. Questo è un primo paradosso: un libro di successo che va contro le idee dominanti del potere. Un secondo motivo di interesse, da un punto di vista europeo e cattolico, è il fatto che i cattolici tradizionalisti americani non nascondono di fare una certa fatica ad entrare in sintonia con il magistero di Papa Francesco e infatti anche da noi la promozione di questo volume è stata portata avanti da riviste come La Nuova Bussola Quotidiana o Il Timone, che sono in linea di continuità con i conservatori d’oltre oceano. A mio parere il libro, pur nascendo da una sensibilità più incline al “fortino” che alla “chiesa in uscita” di Papa Francesco, è meno lontano di quanto possa apparire dal magistero attuale.

In che cosa consiste l’opzione Benedetto? Prima di tutto c’è un’analisi della situazione dal punto di vista delle idee di fondo che animano la nostra società, il riconoscimento che il cristianesimo ha vita sempre più difficile, e a partire da questa evidenza c’è una proposta spirituale, di vita, che possa opporsi alla crescente secolarizzazione.

Papa Francesco da tempo parla di un cambiamento d’epoca, Rod Dreher parla addirittura di un diluvio universale. Con accenti diversi entrambi riconoscono che ci troviamo davanti ad un mondo che non è più quello di prima. Per l’autore statunitense le radici della crisi sono da ricercare nell’individualismo e nella frammentazione. Un fenomeno che negli Stati Uniti è stato favorito dal soggettivismo del pensiero liberale in ambito morale e dal consumismo individualista promosso dai conservatori, sul piano economico e di mercato. In altri termini, dice Dreher, gli Stati Uniti sono nella condizione in cui sono, ossia sempre più ostile al pensiero cristiano, a causa di correnti di pensiero che paiono avverse ma che in realtà conducono a uno stesso punto. L’individualismo che avrebbe raggiunto il suo culmine ora ha le sue radici profonde nel Rinascimento e nella Riforma Protestante, nell’Illuminismo e nel successivo Romanticismo, nella rivoluzione industriale ed infine nel ’68 con la sua rivoluzione sessuale. Per Dreher, dal XIV al XXI secolo, l’Occidente ha sviluppato un pensiero che si è progressivamente allontanato dalle sue origini evangeliche. Con accenti in parte differenti, dice qualcosa di simile anche Marko Ivan Rupnik, teologo e artista gesuita, che – molto unito al magistero di Francesco – propone con forza l’esigenza di una conversione mettendo al centro lo Spirito e la relazione.

Se sulla diagnosi c’è concordanza, anche sulle strategie, a ben guardare, ci sono elementi comuni con chi non si riconosce necessariamente tra le file dei tradizionalisti. Dreher rilegge e ripropone la regola Benedettina per i laici di oggi, ossia per le famiglie statunitensi a cui si rivolge. I capitoli che parlano della regola, e che quindi sono la parte forte della strategia, indicano nell’ordine: l’ordine, la preghiera, il lavoro, l’ascesi, la stabilità, la comunità, l’ospitalità e l’equilibrio. Ciò che si propone pertanto più che una strategia di tipo politico o organizzativo, è un nuovo orientamento della vita intera mettendo al primo posto Dio (preghiera), e il servizio agli altri, attraverso la costruzione di una comunità (lavoro e relazione con gli altri). L’ascesi e la lotta, come molti altri concetti, sono mediati attraverso la lettura di “Dopo la Virtù” un libro di Alaisdar MacIntyre del 1981, che con il sociologo Charles Taylor, è più volte citato.

Il libro prosegue con riflessioni che riguardano la sfida educativa, la necessità di promuovere ambienti formativi e scuole (anche la home-schooling che negli Stati Uniti cresce) e quella di creare comunità vive, che vivono la fraternità cristiana. Il messaggio di fondo si potrebbe sintetizzare in questo modo: non facciamoci ingannare dalle apparenze, il mondo sta allontanandosi sempre più dal cristianesimo, invece di combatterlo direttamente fuori di noi (impresa inutile e disperata), facciamo crescere dentro il nostro essere cristiani. Siamo e saremo minoranza, prima di tutto rafforziamoci e con coraggio usciamo ad annunciare il vangelo, consapevoli che potremmo anche patire forme di persecuzione. Gli ultimi due capitoli sono dedicati all’eros e alla tecnologia come minacce concrete della vita cristiana, con cui non è possibile non fare i conti.

Il valore di questa lettura è, a mio avviso, il parlare di vita spirituale nel contesto culturale che si vive ogni giorno negli Stati Uniti, ossia quello di un mondo di idee e di modi di vita che sono specifici, diversi dal nostro ma pur sempre simili. Agli occhi di un europeo il libro appare fortemente statunitense, per questo chi abbia una qualche consuetudine con quell’ambiente è maggiormente in grado di percepirne la logica. Ma, fatte le dovute distinzioni, il contributo di Dreher anche alla nostra personale riflessione, penso sia molto positiva e stimolante.

 

Rod Dreher. L’Opzione Benedetto.

Una strategia per i cristiani in un mondo post-cristiano.

Edizioni San Paolo, 2018

Persona vs Individuo

(di Giancarlo Polenghi)

Il libro è l’ultimo di una serie di undici volumi che illustrano aspetti chiave del magistero di papa Francesco. Rupnik, noto come artista oltre che come teologo, offre in questo testo una visione sintetica dei nodi che la contemporaneità pone di fronte a noi: la frammentazione e l’individualismo, e propone per scioglierli di ritornare alle origini, ossia di fare propria la lezione dei padri della Chiesa nei primi secoli cristiani, dando spazio allo Spirito Santo e alla relazione filiale con Dio.

Di grande importanza la sua distinzione tra individuo (l’io visto in sé stesso), e la persona (l’io in relazione), che si definisce a partire dall’Altro, come fa Gesù che parla e agisce per mostrare il Padre. “Chi vede me, vede il Padre”, “io sono in voi, e voi siete in me”, dice il Signore. La relazione, a partire dalla Trinità, ci permette di capire chi siano e dove andiamo. È il dinamismo dello Spirito che ci trasforma. La relazione personale ha una dimensione verticale e orizzontale insieme, perché la comunione con Cristo e quella con la Chiesa, con i fratelli, è la stessa cosa (o se preferite sono le due facce della stessa medaglia). Per entrare in questa relazione multistrato –come la definisce Rupnik -, in cui le persone sono una nell’altra (e non contrapposte), c’è bisogno della grazia, ossia di accedere alla vita di Cristo. Ciò che serve è l’accoglienza della grazia, molto più e prima della lotta ascetica individuale, perché la prima ci fa pensare e agire con Dio, la seconda rischia di diventare l’ennesima e pericolosa forma di efficientismo individualista – che ci isola dagli altri -, con le sue derive naturalistiche: il volontarismo (pelagianesimo) e l’intellettualismo (gnosi). Per spiegare il passaggio da individuo a persona l’autore commenta in dettaglio la storia di Abramo, dalla chiamata a uscire dalla sua terra fino alla richiesta del sacrificio di Isacco.

La premessa all’origine del libro è che siamo – come più volte ha affermato papa Francesco – di fronte a un cambiamento d’epoca. Secondo Rupnik è finito il tempo di “pensiero critico” che ha caratterizzato i diversi secoli antecedenti a noi e perciò quello che sembrava utile per annunciare la fede prima, ora non serve più. Siamo di fronte ad un nuovo tempo “organico” (diverso da quello critico), in cui la vita vissuta e la comunione sono l’unica possibile strada, proprio come era accaduto nei primi secoli. La fine di quest’epoca postmoderna è infatti contrassegnata da un estremo individualismo, da una frammentazione diffusa che colpisce anche le comunità cristiane pervase da una mentalità mondana, divisiva, di contrapposizione, a cui sfugge la logica del Padre e la sua misericordia.

I tre capitoli finali, dedicati allo Spirito, alla vita spirituale, e alla vita in Cristo, mettono in luce il ruolo chiave dei sacramenti e della liturgia. Soprattutto in chiave pasquale, di morte in Cristo e di resurrezione.

Questo libro è frutto della riflessione vitale e dell’esperienza dell’autore, oltre che dei suoi studi, come si può facilmente evincere conoscendo l’attività del Centro Aletti (che si autodefinisce “vita e lavoro come Comunione”) e dalla visione di molti interventi e conferenze rintracciabili online (tra i molti, l’intervista di Monica Mondo su Tv2000 nel programma Soul e l’intervento sull’evangelizzazione presso i cappuccini italiani).

Marko Ivan Rupnik. Secondo lo Spirito.

La teologia spirituale in cammino con la Chiesa di papa Francesco.

Libreria Editrice Vaticana, 2017, 192 pagine

Jorge Mario Bergoglio. Una biografia intellettuale.

Massimo Borghesi, Jorge Mario Bergoglio. Una biografia intellettuale.

Jaca Book 2017

(di Giancarlo Polenghi)

Il libro di Massimo Borghesi è un grande aiuto per capire i tempi che stiamo vivendo e il modo in cui li affronta papa Francesco.

Non è un mistero che sia in ambito cattolico sia al di fuori della Chiesa ci sono persone che dissentono dall’attuale pontefice. Le critiche hanno gradi diversi di intensità: si va dal rubricarlo come papa argentino, ossia latino americano, lontano dalla comprensione dell’Europa (e della sua cultura) e del nord America (e dell’economia di mercato), ad una sorta di antipapa, un riformatore che sta annacquando il pensiero della chiesa introducendo una forma di relativismo morale.

Il lavoro di Borghesi non lascia spazio alle inutili polemiche e si concentra invece sul pensiero, sulla formazione intellettuale del papa. La ricerca tenta di ricostruire in sostanza le ragioni dei comportamenti, delle parole e degli scritti di papa Francesco, che ovviamente sono radicati prima di tutto nella sua lettura dei Vangeli, e nell’essenza del messaggio cristiano, ma che hanno anche un’origine di pensiero maturato attraverso la frequentazione di idee e di persone specifiche.

Il risultato dell’indagine è una mappatura di nomi e di approcci alla fede che Borghesi ha ricostruito e verificato con lo stesso papa Francesco, attraverso lunghe e mirate interviste. Per questo possiamo dire che il libro è di più di una ricostruzione di uno studioso.

Chi, e sono moltissimi, non fatica a vedere in papa Francesco un autentico e profondo pastore, inviato dalla Provvidenza, che guida la Chiesa con mano sicura in questo nostro mondo postmoderno, sempre più globalizzato e poco interessato al messaggio di salvezza di Cristo, potrebbe ritenere la lettura di questo volume una perdita di tempo. Ma se costoro volessero farsi carico delle incomprensioni, se desiderassero capirne più a fondo le ragioni, e soprattutto sapere come rispondere a esse, allora il volume è un eccellente strumento in grado di fare luce.

Un altro pregio del libro consiste nel mostrare la continuità tra l’attuale pontefice e i suoi predecessori. Certamente ci sono aspetti originali e nuovi nel suo operato, ma non percepire anche la sintonia con la tradizione sarebbe un’operazione scorretta. Il volume è organizzato in sette capitoli: il primo fornisce la mappa della sua formazione intellettuale giovanile, il secondo e il terzo sono dedicati alla polarità (Romano Guardini), il quarto al tema della modernità, il quinto allo strapotere dell’economia, il sesto alla vita come testimonianza e l’ultimo alla contemporaneità

“La santità della porta accanto”. Incontro per cooperatori dell’Opus Dei. Lucca, 2 Giugno 2018