Il confine tra il mondo terreno e quello divino è nel simbolo

(di  Giancarlo Polenghi)

 

Il saggio sull’icona “Le porte regali” di Pavel A. Florenskij ci porta al cuore del rapporto tra due mondi, quello invisibile dello Spirito, e quindi di Dio, e quello visibile del nostro mondo materiale. La domanda da cui parte l’autore è diretta: dove si trova il confine tra questi due mondi, ossia dove possiamo trovare quell’elemento che li distingue, unendoli al contempo, e che quindi permette una certa permeabilità?

Florenskij, che i suoi contemporanei definivano il “Leonardo da Vinci della Russia”, affronta il problema con sensibilità teologica e scientifica insieme, come si evince da questo brano: “In noi il velo del visibile per un istante si squarcia e attraverso di esso, mentre ancora si avverte lo squarcio, ecco, invisibile soffia un alito che non è di quaggiù: questo e l’altro mondo si aprono l’uno all’altro, e la nostra vita è sollevata da un fiotto incessante, come quando la temperatura fa salire in alto l’aria calda.”

Per lui il primo e più comune (nel senso di accessibile) passo della vita verso l’invisibile è il sogno, perché esso è un solo e medesimo evento che è concepito nelle due coscienze umane, quella notturna (nel sonno) e quella diurna (nella veglia).

La questione è certamente intrigante per chi abbia a cuore l’arte sacra che mira a produrre immagini che facciano trasparire l’invisibile e l’infinito. Raffigurare Cristo, o sua Madre, non è come ritrarre semplicemente un uomo o una donna, perché essi sono molto di più. E questa capacità è sempre nello sguardo, più che nella capacità di saper tecnicamente trasferire sulla tavola o sulla tela ciò che l’occhio vede.

Per Florenskij il sogno è allora un segno e un simbolo del trapasso dall’una all’altra sfera.

“Da dove vengono le immagini sacre?” possiamo chiederci. Certamente hanno a che fare con ciò che i nostri sensi percepiscono, con la realtà intorno a noi, e – nel caso dell’arte sacra – possono (e debbono) basarsi principalmente  sulla Sacra Scrittura, che con parole evoca eventi, storie e immagini. Tra le molte pagine della Sacra Scritture quelle più lontane dalla realtà percepibile, e le più oniriche, sono probabilmente le visioni dell’Apocalisse, una sorta di sogno simbolico icastico e misterioso.

Ma le immagini, oltre che dalle storie della Sacra Scrittura – anche da quelle più umane e quotidiane – nascono, e sono nate, anche dalle visioni dei mistici che in estasi hanno visto qualcosa che urge essere annunciato. I mistici, e i profeti, sono dei visionari che proponendo immagini ed esperienze soggettive sono percepiti sempre con sospetto da chi difende il depositum fidei (la vera dottrina) e attendono la “validazione” dell’istituzione prima di poter a pieno titolo alimentare l’immaginario collettivo.  Ma il loro contributo è potente. Pensiamo, per esempio, a come San Francesco abbia, con le sue visioni, cambiato per sempre il cristianesimo introducendo il Cristo Patients, la devozione alla croce, la via crucis, e la tenerezza di fronte alla scena della natività. San Francesco ha contribuito alla percezione umana e fisica del Cristo, imprimendo alla tradizione occidentale un impulso decisivo e duraturo.

Ma continuiamo a seguire Florenskij nel filo del suo ragionamento: se il sogno è un simbolo (ricordo che i mistici e i profeti sono spesso chiamati sognatori), di che cosa lo è? Visto dall’alto è un simbolo di quaggiù, e visto da quaggiù è un simbolo dell’alto.

“Così nella creazione artistica – afferma il nostro autore – l’anima si solleva dal mondo terreno ed entra nel mondo celeste. Lì si nutre senza immagini della contemplazione di quel mondo, tocca gli eterni noumeni delle cose e, quando se ne è impregnata, colma di conoscenza ridiscende nel mondo terreno. E giù per quella strada presso la frontiera terrena, il tesoro spirituale che ha acquistato viene investito di immagine simboliche – le stesse che, fissandosi,  formano l’opera d’arte.”

Ecco allora perché gli artisti sono tanto importanti nel cristianesimo. Non solo per via della bellezza (che pure è via per Dio), ma ben più come “sacerdoti e profeti” che aiutano il popolo di Dio ad entrare in comunione con il loro Padre celeste. San Paolo VI, infatti, diceva che la Chiesa ha urgente bisogno degli artisti.

Naturalmente Florenskij parla delle icone e della tradizione orientale, ritenendo che essa, proprio in quanto più simbolica e meno naturalistica, possa meglio penetrare (lui direbbe piuttosto far trasparire) il divino.

In effetti, a me pare, che l’arte occidentale tenti di penetrare, partendo dalla natura umana, per arrivare alla natura divina; l’arte orientale viceversa, partendo dal simbolo, cerca di far trasparire il divino trasfigurando l’umano. È come se da una parte (questo sarebbe l’approccio occidentale) incontrassimo Gesù Cristo sulle vie polverose della Palestina – magari dalle parti di Emmaus – mentre nel caso della tradizione orientale, l’incontro avvenisse sul monte Tabor, mentre rifulge in bianche vesti. Non a caso per gli “scrittori di icone” la scena della trasfigurazione ha una particolare importanza, e costituisce un grado nella preparazione dell’iconografo.

Per Florenskij i veri pittori delle icone sono i Santi Padri, perché essi hanno contemplato l’archetipo, il modello meglio di chiunque altri.

Nel contempo egli afferma che è l’esperienza spirituale che genera l’icona. Una “vera icona” dovrebbe essere sempre poggiata su quattro pilastri: 1. La parola di Dio (la Bibbia); 2. Il modello iconografico legato all’esperienza del pittore canonico (tra l’altro dice Florenskij che il canone libera le energie creative dell’artista verso nuove mete e voli creativi); 3. La tradizione praticata nei secoli e, infine 4. La personale esperienza interiore dell’artista.

Il saggio contiene anche osservazioni profonde sull’arte di Raffaello e sulla sua “ispirata” capacità di raffigurare la madre di Dio, e altre note sulla tradizione artistica protestante, che domina l’arte dell’incisione e, secondo l’autore, nasce da una teologia raziocinante e rigorosa (che però manca di cuore), mentre quella cattolica, che eccelle con la pittura ad olio, sarebbe più “spirituale” e contemplativa di quella protestante, ma rischia di essere troppo naturalistica e di diventare solo umana.

Il libro, a mio avviso, è molto interessante per capire meglio la tradizione Orientale, che viene presentata come la strada più sicura e diretta  per unire il cielo e la terra. Ma sono anche stimolanti le riflessioni sulle altre tradizioni artistiche.

Le ragioni profonde sulle “porte regali” di Florenskij, a mio avviso, possono essere fatte proprie anche da chi voglia utilizzare linguaggi differenti rispetto alle icone, perché indubbiamente il pensiero che le sottende ha solide fondamenta che vanno al di là degli stili e delle lingue particolari.

 

Pavel A. Florenskij,

Le porte regali. Saggio sull’icona

Marsilio Editori, 2018

 

1-3 Maggio 2020. Corso di ritiro in streaming

ISCRIZIONI TERMINATE IN DATA 27/04/2020

 

La condizione contingente ha stimolato tutti a trovare soluzioni alternative agli incontri abituali di formazione e di preghiera.

In quest’ottica ci accingiamo a proporre alcuni giorni di ritiro spirituale di più giorni confidando sul fatto che non ci sono situazioni nelle quali un figlio di Dio non possa elevare il proprio cuore e la mente a Dio, sia quando si trova in mezzo al traffico che in cima ad una montagna in perfetta solitudine e silenzio.

Di seguito il programma della giornate. Si invita ad assistere alla S. Messa celebrata da papa Francesco alle 7.00 oppure in un altro momento della giornata tra le tante che vengono trasmesse. Il rosario si potrà recitarlo in qualche altro momento della giornata, magari insieme alla  famiglia. La visita al S. Sacramento, se possibile, andando a visitare la chiesa più vicina, altrimenti rivolgendo lo sguardo al tabernacolo eucaristico più vicino.

Per prenotarti occorre mandare un messaggio email all’indirizzo direzione(at)accademiadeiponti.it entro il 27 aprile.

 

Questo è il link da utilizzare per il collegamento: https://wp.me/p9Jgxc-1em

 

PROGRAMMA: 
Venerdì 1 maggio:
9.00 conversazione introduttiva
9.30 I meditazione
11.00 conversazione
12.30 II meditazione
15.30 esame di coscienza
17.00 III meditazione
19.00 IV meditazione

 

Sabato 2 maggio
9.00 conversazione introduttiva
9.30 I meditazione
11.00 conversazione
12.30 II meditazione
15.30 esame di coscienza
17.00 III meditazione
19.00 IV meditazione

 

Domenica 3 maggio
10.00 I meditazione
11.00 esame di coscienza
12.00 conversazione
12.30 termine del ritiro
La partecipazione al corso di ritiro è gratuita.
A chi può, proponiamo di offrire un contributo economico per sostenere la gestione della case di ritiro (Urio, Castellania, ecc.), ormai chiuse da due mesi e ancora per vario tempo, le quali subiranno un deficit economico sostanzioso in questo 2020. 
Per farlo è possibile effettuare un bonifico a:
INN- FORMAZIONE SRL SB
BANCA POPOLARE DI SONDRIO
IBAN IT59C0569610900000008885X88
BIC POSOIT22

Papa Francesco e San Josemaria, missione comune.

di  Giancarlo Polenghi

Papa Francesco ha uno stile comunicativo semplice e immediato. E il suo modo di porgere il mistero cristiano può spiazzare. Angelo Scola una volta ha dichiarato che papa Francesco è come un salutare pugno nello stomaco, facendo riferimento ai temi reiterati e ai richiami diretti, soprattutto verso gli “uomini di chiesa”.

Ci sono parole che a papa Francesco non piacciono, per esempio proselitismo, e altre che piacciono molto, come attrazione, o che lui stesso ha confezionato, come chiesa in uscita o ospedale da campo. Certamente per chi voglia comprendere meglio il magistero dell’attuale pontefice il documento da leggere e rileggere è la Evangelii Gaudium. Ma specificamente sul tema della missione della Chiesa è uscito di recente un libro intervista breve e prezioso, che contribuisce a sciogliere eventuali incomprensioni. Si intitola Senza di lui non possiamo fare nulla, essere missionari oggi nel mondo (una conversazione di Papa Francesco con Gianni Valente), Libreria Editrice Vaticana, 2019, 10 euro.

 Un libro che si legge in meno di un paio d’ore e che mette in luce benissimo il pensiero di papa Francesco. Per lui il proselitismo (termine che san Josemaria usava in un’altra accezione) è un’attività troppo umana perché in essa si mescola il messaggio evangelico con la strategia di persuasione, con l’attivismo, con la voglia di convincere. Si tratta di un male antico che la chiesa (o parte di essa) ha patito e patisce. Il problema non è tanto quello di utilizzare o meno ricorsi retorici, tecniche di comunicazione, ma piuttosto il movente che sta alla base di tutto e dal quale dipende anche la forma, quel semplice “dare ragione” agli altri della propria speranza, soprattutto con l’esempio, di cui parla la lettera di San Pietro apostolo. La premessa da cui parte papa Francesco è “senza di lui non possiamo fare nulla”, perché è Cristo che agisce, che converte, che avvicina, che attira. Addirittura Cristo stesso afferma che Lui, senza il Padre, non potrebbe fare nulla. È lo Spirito Santo che provoca conversioni, che chiama e vivifica. Queste sono verità profonde che tutti i santi hanno percepito, e che dovremmo sempre ricordare e vivere, ma che si tende a dare per scontate. Ecco perché allora il verbo da usare è attrarre, e chi attrae è Cristo.

San Josemaria Escrivà la pensava allo stesso modo di papa Francesco quando paragonava l’eucarestia (o il tabernacolo) alla calamita che attira e da cui farsi attrarre, o quando diceva che l’apostolato è il traboccare della vita interiore, ossia del rapporto con Cristo, che con naturalezza – senza affettazione – è presente in qualunque cosa si faccia e che altri possono percepire. Papa Francesco nell’intervista richiama anche il passo del vangelo di Giovanni: “quando sarò innalzato da terra attrarrò tutto a me” parlando della croce e della forza attrattiva, potente e paradossale di Cristo. E questa stessa frase del vangelo era particolarmente cara a san Josemaria, che l’aveva sentita risuonare forte dentro di sé. Altro punto di totale sintonia tra i due è che per avvertire l’urgenza della missione basta il battesimo, non ci vogliono particolari mandati della gerarchia. Papa Francesco dice chiaramente che l’espressione “laici impegnati” non lo convince, proprio come pensava san Josemaria. E ancora “prima l’incontro, poi le parole” ossia la necessità per l’apostolo moderno di stare assieme ai suoi colleghi e vicini, ai suoi amici, lo stare, la relazione, che precede il parlare, un parlare che diventa confidenza intima tra persone che si vogliono bene. Infine gli ultimi due capitoli del libro intervista si intitolano “da persona a persona” e “no ai neocolonialismo clericali”, concetti che, ancora una volta, mettono papa Francesco e san Josemaria Escrivà sulla stessa barca, e, mi pare proprio, con la stessa sensibilità e franchezza.

 

Papa Francesco

Senza di lui non possiamo fare nulla.

Essere missionari oggi nel mondo (una conversazione con Gianni Valente)

Libreria Editrice Vaticana, 2019, 10 euro.

Triduo in preparazione alla Solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria

UNIONE EUROPEA E LE NUOVE SFIDE DELLA FORMAZIONE UNIVERSITARIA ALLE CARRIERE DIPLOMATICHE ED INTERNAZIONALI

“UNIONE EUROPEA E LE NUOVE SFIDE DELLA FORMAZIONE UNIVERSITARIA ALLE CARRIERE DIPLOMATICHE ED INTERNAZIONALI”

 

FIRENZE – 5 NOVEMBRE 2019
Sala Ketty La Rocca,
Le Murate. Progetti Arte Contemporanea
Piazza delle Murate, Firenze

La Pace e la stabilità internazionale sono le condizioni essenziali perché ogni singolo cittadino del mondo possa realmente e liberamente partecipare nel pieno delle sue capacità, alla costruzione del proprio futuro e di quello della comunità a cui appartiene. Nelle situazioni di crisi, solo gli interventi aperti a una strategia di cooperazione, di dialogo e di comprensione tra le parti, in condizioni di sicurezza, sono quelli che favoriscono la pace e la stabilità sociale. In questo quadro appare oggi chiara l’importanza di una nuova strategia di cooperazione tra Università per promuovere la pace e lo sviluppo con nuove strategie favorendo il dialogo e la cooperazione

PROGRAMMA

  • ore 15.30
    •  Benvenuto del Centro Europe Direct di Firenze
    • Saluti:
    • Introduce e Modera:
      • Prof. Paolo Blasi – Già Rettore dell’Università di Firenze e Vice Presidente EUA (European University Association)
    • Interventi:
      • Amb. Gianfranco Varvesi – Comitato Scientifico AESI, già Ambasciatore a OSCE Vienna
      • Prof.ssa Franca Maria Alacevich – Sociologia dei processi economici e del lavoro Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali – Università di Firenze
      • Prof. Massimo Livi Bacci – Demografia Scuola di Scienze Politiche (Professore Emerito) Università di Firenze
      • Prof.ssa Francesca Ditifeci – Relazioni Internazionali e Studi Europei – Analisi Linguistica Università di Firenze
      • Dott. Luigi Martino – Responsabile (CCSIRS) Center for Cyber Security and International Relations Studies, Università di Firenze
      • Prof. Massimo Maria Caneva – Presidente AESI
  • ore 17.30
    • Discussione con gli Studenti
      Moderano: Dott.ssa Giulia SartiDott. Saverio Lesti – Staff AESI Firenze
  • Ore 18.00
    • Conclusione

in collaborazione con: Limes club Firenze, Europe Direct Firenze, Università degli studi di Firenze, Sharing Europe, Accademia dei ponti